Intelligenza artificiale generativa e proprietà intellettuale: il copyright dei contenuti IA


*Immagine generata da Intelligenza Artificiale

Nell’era digitale nella quale viviamo, l’intelligenza Artificiale (IA) sta aprendo nuove frontiere creative e rivoluzionando il modo in cui vengono prodotti i contenuti digitali. Tuttavia, questa innovazione porta con sé una serie di sfide legali senza precedenti, anche nel campo del diritto d’autore. 

Possiamo proteggere la creatività artificiale? Se sì, come? Chi detiene i diritti quando si tratta di contenuti generati dall’IA? 

Se utilizzi questa tecnologia per creare i tuoi testi, immagini o video, questo articolo fa al caso tuo.

Quali sono i contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale?

Per comprendere appieno le implicazioni legali, dobbiamo prima esplorare cosa intendiamo per “contenuti generati dall’IA”. Si tratta di opere d’arte, testi, musica, grafiche, immagini e molto altro, il cui processo creativo è guidato da algoritmi e non dall’intervento umano diretto. Questi contenuti sono ora una realtà tangibile, alimentati da complessi algoritmi di apprendimento automatico che possono produrre opere sorprendentemente creative.

Ma c’è da dire anche che l’IA non crea di sua spontanea volontà, ma guidata – in modo più o meno stringente – da specifiche istruzioni “umane”. Queste istruzioni possono essere molto semplici (prompt semplici) ma anche molto complesse (mega prompt); quindi è evidente che più sono complesse, più entra in gioco un’importante componente di intelligenza umana nel contesto creativo dell’IA.

D’altro canto non manca una certa preoccupazione riguardo al pericolo di erosione del valore economico dello sforzo intellettuale e creativo: se creare qualcosa è così semplice e alla portata di un click, che ne sarà del valore economico dell’atto creativo e dei conseguenti diritti patrimoniali d’autore?

Sicuramente, allo stato attuale, pur avendo raggiunto risultati sbalorditivi, sembra che l’AI sia ancora molto lontana dal produrre contenuti all’altezza delle competenze umane ma, considerando i passi da gigante che stanno facendo le nuove tecnologie, è facile aspettarsi che il problema di sostituire la creatività umana, a basso prezzo, non sia affatto così remoto. 

Come è stata allenata l’Intelligenza Artificiale?

Un primo problema da affrontare è quello di accertarsi se l’IA, durante i training che le permette di creare i contenuti, sia stata addestrata manipolando materiale coperto da copyright, come testi e immagini già esistenti e appartenenti ai loro rispettivi autori.

Ti sei mai chiesto da dove le IA attingano le loro conoscenze? Quello che è certo è che sono sottoposte a dei lunghi training che richiedono una grande quantità di dati, per permettere loro di effettuare quelle connessioni neurali che imitano l’intelligenza umana.

E’ quindi lecito chiedersi se l’immagine, il testo o la musica prodotti dall’IA sia tutta farina del suo sacco (e frutto delle istruzioni ricevute) o se possa essere, in tutto o in parte, opere già esistenti protette dal diritto d’autore.

Di certo non è semplice saperlo a priori, anche perché per rispondere a questa domanda occorre svolgere delle indagini tecniche che non sono alla portata di tutti.

In effetti non sono mancati casi nei quali l’IA ha restituito risultati che contenevano evidenti rielaborazioni di contenuti protetti (anche proprio con tanto di Watermark incorporato).

A chi appartiene l’opera creata con l’Intelligenza Artificiale?

Rispondere a questa domanda è molto importante, soprattutto quando produciamo contenuti destinati ad essere condivisi sui nostri social o sul nostro blog.

Gli ordinamento giuridici di quasi tutto il mondo attribuiscono il diritto d’autore a persone fisiche; in nessun ordinamento è contemplato il copyright attribuito ad una macchina.

Fare un passo del genere, significherebbe iniziare a ragionare su possibili diritti/doveri delle macchine, come destinatarie di personalità giuridica.

Fantascienza? Forse sì, visto che la maggior parte degli ordinamenti non è favorevole ad un’impostazione di tal genere.

Quindi se non possiamo attribuire i diritti ad una macchina, a chi spettano?

Su questo punto si sono pronunciati alcuni Tribunali, tra cui la nostra Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1107 del 16/01/2023.

Cosa dice la Cassazione?

L’ordinanza n. 1107 del 16/01/2023 della Cassazione trae origine da una vertenza tra la RAI e un architetto, originata dal fatto che la prima, in occasione del Festival di Sanremo del 2016, aveva illegittimamente utilizzato un’opera creata dall’architetto in questione.

Si trattava proprio della scenografia utilizzata sul palco del teatro Ariston, ritraente un fiore.

Tra le varie reciproche contestazioni ad un certo punto, solo in sede di giudizio di Cassazione, i legali della RAI tentano di sostenere che l’immagine, essendo creata con l’ausilio di un software, non sarebbe un’opera creativa protetta dal diritto d’autore, in quanto mancante del requisito della personale e individuale espressione del suo autore. Seguendo questo ragionamento, l’opera non sarebbe tutelata da alcun diritto d’autore e sarebbe, quindi, liberamente utilizzabile da chiunque.

La Corte di Cassazione offre una chiave di lettura interessante, concludendo che l’uso di un software in sé e per sé non è sufficiente per escludere il diritto d’autore, perché occorre indagare con cura in quale misura sia intervenuto il software, rispetto alla personale e soggettiva creatività dell’autore.

Trasponendo questo ragionamento all’intelligenza artificiale, possiamo senz’altro dire che più accurati e dettagliati sono i prompt, più è difficile escludere del tutto l’intervento di una componente umana creativa.

Oppure le istruzioni potranno essere anche molto semplici e brevi, ma se nella loro stessa descrizione contengono un’idea creativa originale (prodotta quindi da una mente umana), non è possibile escludere il diritto d’autore (pensiamo se su Dall-e ordinassimo di creare un’immagine del tutto originale e innovativa, pur con poche e semplici istruzioni).

Quali sono le prospettive?

Come abbiamo visto, i temi giuridici (e spesso anche etici e morali) legati all’IA sono ancora aperti. Alcuni tribunali si sono trovati a decidere su questioni che coinvolgono le IA, senza avere alcuna base normativa specifica.

L’Unione Europea sta discutendo l’emanazione di un Regolamento sull’intelligenza artificiale, in corso di discussione. Si tratta della prima legislazione al mondo ad occuparsene.

La principale preoccupazione del Regolamento è quella di introdurre delle norme che, da un lato, proteggano i diritti fondamentali delle persone fisiche (quali libertà, riservatezza, autodeterminazione etc.) ma che allo stesso tempo, dall’altro lato, favorisca lo sviluppo di queste nuove tecnologie, creando un ambiente di sicurezza e fiducia dei cittadini nel loro utilizzo.   

Un primo segnale è quello di voler imporre alle società che offrono queste tecnologie generative di dichiarare, proprio con un elenco, quali siano stati i materiali con i quali la macchina è stata addestrata, in ottica di trasparenza per quelle tecnologie che siano classificate con un rischio minimo. Ma questo è solo un inizio.

Sicuramente anche l’ambito della tutela dei diritti d’autore dovrà trovare una puntuale regolamentazione ma, per il momento, l’uso delle IA si trova nel limbo tra il buon senso e le lacune normative (o applicando analogicamente norme che sono state create per altre fattispecie simili, che ovviamente non possono tenere conto di tutte le sfumature e peculiarità dell’IA).

Consigli operativi

Per usare correttamente l’IA, ecco alcuni miei personali consigli:

  1. Studia a fondo lo strumento che vuoi utilizzare, in modo da saperlo padroneggiare sapientemente.
  2. Utilizza queste tecnologie in modo intelligente, mettendole “sotto stress” per testarne il funzionamento e il pattern di “ragionamento”.
  3. In caso di dubbi, verifica sempre da altre fonti attendibili l’esattezza degli output, prima di pubblicarli online.
  4. Studia come ottenere i migliori risultati, utilizzando comandi “prompt” specifici ed articolati.
  5. Se crei immagini o testi con l’IA senza apportare alcuna modifica, valuta di specificare nella didascalia che si tratta di un contenuto generato CON l’IA.
  6. Se ritieni di vantare dei diritti autoriali, mettilo bene in evidenza, precisando chiaramente che sono contenuti che intendi proteggere per uso esclusivo o concessi su licenza.
  7. Non rinunciare mai al primato della tua intelligenza umana, evitando di cadere nella trappola di delegare tutto al software.

Conclusioni

In conclusione, il mondo del copyright per i contenuti generati dall’intelligenza artificiale è in continua evoluzione. Le sfide legali e le decisioni giuridiche in questo campo influenzano direttamente la libertà creativa e l’innovazione nell’era digitale. È essenziale adottare un approccio equilibrato che protegga i diritti degli artisti e degli utenti, incoraggiando nel contempo l’avanzamento della tecnologia e della creatività.

Con questo, concludiamo il nostro primo viaggio nel mondo affascinante del copyright per i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sul quale senz’altro torneremo con ulteriori approfondimenti. Spero che le informazioni fornite siano state utili e stimolanti per un uso più consapevole di queste nuove tecnologie.


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