I tracking pixel sono strumenti molto diffusi nel marketing digitale, soprattutto nelle newsletter, nelle campagne pubblicitarie e nelle attività di analisi del comportamento degli utenti online. Invisibili all’occhio dell’utente, consentono di raccogliere informazioni preziose sulle interazioni con email, siti web e contenuti digitali.
Proprio per questa loro capacità di monitoraggio, però, i tracking pixel pongono anche importanti questioni in materia di privacy e protezione dei dati personali.
Negli ultimi anni, l’attenzione verso gli strumenti di tracciamento è aumentata notevolmente, sia a livello europeo sia nazionale. Sempre più aziende utilizzano piattaforme di email marketing, CRM, sistemi di advertising e strumenti di analytics che integrano automaticamente pixel di monitoraggio, spesso senza avere piena consapevolezza del loro funzionamento o delle implicazioni normative connesse.
Comprendere cosa sono i tracking pixel e quali regole applicare è quindi fondamentale per e-commerce, professionisti, aziende e marketer che utilizzano strumenti digitali per promuovere servizi o prodotti online.
Cosa sono i tracking pixel
Un tracking pixel è, nella maggior parte dei casi, un piccolo elemento grafico invisibile oppure un frammento di codice inserito in una pagina web, in una newsletter o in un contenuto digitale.
Il suo scopo è raccogliere informazioni sulle interazioni dell’utente. Ad esempio, può essere utilizzato per sapere:
* se un’email è stata aperta;
* quando è stata aperta;
* da quale dispositivo;
* se l’utente ha cliccato su un link;
* se ha visitato una determinata pagina;
* se ha completato un acquisto o una registrazione.
Molti strumenti diffusi nel marketing digitale utilizzano sistemi di tracking basati su pixel o tecnologie analoghe. Basti pensare alle piattaforme di email marketing, ai sistemi di remarketing pubblicitario o agli strumenti di analisi delle conversioni.
Dal punto di vista tecnico, il tracking pixel può sembrare un elemento minimale e quasi irrilevante. In realtà, dietro questo piccolo frammento invisibile, che assomiglia molto ad un Cookie, si nasconde una vera e propria attività di raccolta e trasmissione di dati.
Come funzionano
Il funzionamento dei tracking pixel è relativamente semplice.
Quando l’utente apre una email o visita una pagina che contiene il pixel, il dispositivo effettua automaticamente una richiesta verso un server esterno. Attraverso questa comunicazione vengono trasmesse alcune informazioni tecniche che consentono al soggetto che gestisce il pixel di rilevare l’interazione.
A seconda della configurazione utilizzata, possono essere raccolti dati come:
* indirizzo IP;
* data e ora dell’interazione;
* tipo di dispositivo;
* browser utilizzato;
* sistema operativo;
* informazioni sulla navigazione.
In alcuni casi, il pixel viene collegato ad altri strumenti di profilazione o a database già esistenti, permettendo così di associare il comportamento online a uno specifico utente o cliente.
Ed è proprio qui che emerge il principale tema privacy: il tracking non sempre si limita a una semplice misurazione tecnica, ma può contribuire alla creazione di profili comportamentali estremamente dettagliati.
Perché le aziende li utilizzano
Dal punto di vista aziendale, i tracking pixel rappresentano strumenti molto utili, consentono infatti di:
* misurare l’efficacia delle campagne marketing;
* comprendere quali contenuti funzionano meglio;
* segmentare il pubblico;
* monitorare conversioni e vendite;
* migliorare le strategie pubblicitarie;
* automatizzare alcune attività commerciali.
Un e-commerce, ad esempio, può utilizzare un pixel per capire quanti utenti hanno acquistato un prodotto dopo aver cliccato su una determinata inserzione pubblicitaria.
Una newsletter può invece utilizzare il tracking per verificare il tasso di apertura delle email o individuare gli utenti maggiormente interessati a uno specifico argomento.
Il problema, quindi, non è l’esistenza del tracking pixel in sé. Molte attività digitali moderne si basano proprio sulla possibilità di analizzare i dati relativi alle interazioni online. Tuttavia, maggiore è il livello di monitoraggio, maggiore deve essere l’attenzione alla conformità normativa.
Il nodo privacy: le nuove linee guida del Garante
Quando il tracking pixel consente di identificare direttamente o indirettamente un utente, il suo utilizzo può integrare un trattamento di dati personali ai sensi del GDPR.
Questo significa che il trattamento deve rispettare tutti i principi previsti dalla normativa privacy, tra cui:
* liceità;
* correttezza;
* trasparenza;
* minimizzazione dei dati;
* limitazione delle finalità;
* accountability.
Inoltre, in molti casi il tracking può assumere caratteristiche di profilazione, specialmente quando i dati raccolti vengono combinati con CRM, piattaforme di advertising, database clienti o sistemi di marketing automation.
È importante ricordare che gli utenti spesso non percepiscono concretamente l’esistenza del tracking pixel. Proprio per questo motivo, il principio di trasparenza assume un ruolo centrale.
L’utente deve essere messo nelle condizioni di comprendere:
* quali strumenti vengono utilizzati;
* quali dati vengono raccolti;
* per quali finalità;
* chi riceve i dati;
* per quanto tempo vengono conservati.
Proprio per questi motivi, con provvedimento del 17 aprile 2026 il Garante ha pubblicato delle linee guida apposite sul tema. Vediamo, quindi, quali sono i punti essenziali di questo importante documento.
Informativa e consenso
Uno degli errori più frequenti consiste nell’utilizzare informative generiche o poco chiare.
Molte privacy policy fanno riferimento a “strumenti statistici” o “tecnologie di analisi” senza spiegare realmente il livello di monitoraggio effettuato. In altri casi, i pixel vengono installati automaticamente attraverso piattaforme di terze parti senza una reale verifica da parte dell’azienda.
La trasparenza, invece, richiede informazioni comprensibili e coerenti con i trattamenti concretamente svolti.
A seconda della tipologia di tracking e delle finalità perseguite, potrebbe inoltre essere necessario raccogliere un consenso preventivo valido.
La valutazione deve essere effettuata caso per caso, considerando:
* la tipologia di dati trattati;
* il grado di invasività del monitoraggio;
* la presenza di finalità di profilazione;
* il coinvolgimento di soggetti terzi;
* eventuali trasferimenti di dati verso paesi extra UE.
Particolare attenzione deve essere prestata anche ai fornitori utilizzati. Molte piattaforme marketing trasferiscono dati verso paesi terzi o integrano funzionalità ulteriori rispetto a quelle effettivamente necessarie per l’attività svolta.
I rischi per e-commerce e newsletter
Per e-commerce, aziende e professionisti il rischio principale non è rappresentato dal singolo pixel, ma dall’accumulo nel tempo di strumenti di tracciamento installati senza una reale mappatura dei trattamenti effettuati.
Non è raro trovare siti web o newsletter che utilizzano contemporaneamente:
* pixel pubblicitari;
* sistemi di analytics;
* strumenti di remarketing;
* CRM integrati;
* automazioni marketing;
* plugin di terze parti.
Tutto questo può comportare:
* contestazioni da parte degli utenti;
* reclami privacy;
* problematiche sui consensi;
* verifiche del Garante;
* necessità di rivedere completamente i flussi marketing.
Inoltre, utilizzare configurazioni standard o impostazioni “di default” offerte dai fornitori può esporre l’azienda a rischi significativi, soprattutto quando non vengono effettuate verifiche concrete sulle modalità di raccolta e trasmissione dei dati.
Errori da evitare
Tra gli errori più frequenti si possono individuare:
* utilizzo di pixel non dichiarati;
* informative vaghe o incomplete;
* consenso generico;
* mancata verifica dei fornitori;
* raccolta eccessiva di dati;
* assenza di documentazione interna;
* mancata valutazione dei trasferimenti extra SEE;
* installazione automatica di strumenti marketing senza controllo effettivo.
Anche l’assenza di una mappatura aggiornata degli strumenti di tracking rappresenta una criticità molto diffusa.
Come impostare un utilizzo corretto
Per utilizzare i tracking pixel in modo più consapevole e conforme è utile partire da alcune attività pratiche:
* identificare tutti i pixel presenti sul sito e nelle newsletter;
* verificare quali dati raccolgono;
* comprendere chi riceve i dati;
* controllare le configurazioni dei fornitori;
* aggiornare privacy policy e cookie policy;
* verificare la corretta gestione del consenso;
* limitare il tracciamento a quanto realmente necessario;
* documentare le valutazioni effettuate.
In molti casi, il vero problema non è lo strumento tecnologico utilizzato, ma la mancanza di controllo sui processi di trattamento dei dati.
Conclusioni
I tracking pixel sono strumenti estremamente diffusi e, in molti casi, legittimi. Consentono alle aziende di comprendere meglio il comportamento degli utenti e migliorare le proprie attività digitali.
Tuttavia, proprio perché invisibili e particolarmente efficaci nel monitoraggio delle interazioni online, richiedono grande attenzione sotto il profilo privacy.
Nel marketing digitale contemporaneo il punto non è soltanto raccogliere dati, ma farlo in modo trasparente, proporzionato e coerente con le aspettative dell’utente.
Per questo motivo, ogni azienda che utilizza newsletter, campagne advertising, CRM o strumenti di analytics dovrebbe verificare concretamente quali tecnologie di tracciamento siano attive e se il loro utilizzo sia realmente conforme alla normativa applicabile.
Contenuto scritto con l’ausilio di Intelligenza Artificiale


